Ventiduesimo anniversario della strage di Capaci, il messaggio del presidente Niro

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«Sono ancora impresse nella mente di tutti le drammatiche immagini di quel vile attentato di Capaci, di 22 anni fa. Il giudice Falcone, sua moglie, Francesca Morvillo, gli agenti della scorta, per mano della mafia, furono eliminati barbaramente, provocando enorme e profonda condanna da parte di tutto il popolo civile. Una tragedia che difficilmente passerà nel dimenticatoio.

Una tragedia che gli autori di libri storici certamente non hanno potuto fare a meno di citare nelle loro pubblicazioni, per essere conosciuta dagli studenti che rappresentano il futuro di una popolazione. Per lasciare tracce, appunto, ai futuri protagonisti della vita quotidiana italiana e mondiale. Tracce di grande amarezza e di immane delusione per un gesto che ha puntato al cuore della società civile della nostra Nazione, colpendo un simbolo di quella Magistratura che contrasta i fenomeni che minano la ordinaria convivenza e i pilastri stessi che reggono le fondamenta della democrazia.

Difficile, impossibile, debellare quelle orribili immagini di sangue, di gente innocente, che ha avuto il solo torto di assolvere con grande dignità al proprio ruolo. Giovanni Falcone, autentico servitore dello Stato, in trincea nella guerra alle organizzazioni che fanno del crimine la loro arma migliore per liberarsi da chi si oppone ai loro disegni perversi, rappresenta certamente per le future generazioni un modello da seguire, se davvero si vuole rafforzare l'identità di un popolo ed essere strenuo difensore della propria quiete civile e sociale.

In questo doloroso giorno, a distanza di 22 anni, possiamo dire che i sacrifici dei magistrati Falcone prima, e di Paolo Borsellino dopo, sommati ai tanti che se ne sono, purtroppo, registrati nel nostro Paese, non sono stati inutili, perché hanno dato energia a risvegliare le coscienze della cittadinanza, contribuendo in maniera sostanziale a impiantare le radici per formare una opinione pubblica in grado di condannare senza mezzi termini quella inaudita violenza.

In questo doloroso giorno intendiamo onorare la memoria di quanti sono caduti nell’assolvimento del proprio dovere, a difesa dei valori della legalità, combattendo quasi sempre una battaglia ad armi impari. Ad essi va il nostro senso di riconoscenza e gratitudine, unitamente alla consapevolezza che tutti dobbiamo continuare a fornire la nostra fattiva collaborazione per favorire, a tutto il popolo, le migliori condizioni di vita, sociali ed economiche, respingendo ogni forma di intolleranza, specie quella proveniente dalle organizzazioni criminose dedita all’attività antisociale che, in uno Stato di diritto, non può trovare cittadinanza».

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