Cercemaggiore, conclusa l’attività di verifica ambientale in località Capoiaccio

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E’ terminata l’intensa attività di verifica ambientale condotta nell’area di località Capoiaccio di Cercemaggiore ed affidata all’Agenzia regionale di protezione ambientale del Molise: sono stati infatti elaborati anche i dati attinenti le indagini effettuate nella zona del fosso vernile che sostanzialmente costeggia il sito “Santa Croce 1” per una lunghezza complessiva di circa un chilometro.

Ne dà notizia il presidente della Quarta Commissione consiliare, Salvatore Ciocca, il quale spiega: «E’stata rilevata la presenza di contaminazioni di benzene e diclorometano rispetto ai limiti previsti nel decreto legislativo 152/06 (Testo Unico Ambientale)».

«Con i risultati delle indagini ambientali, che hanno evidenziato prima radioattività elevata ed anomala nell’area dove insistevano le attività estrattive e poi presenza di benzene e diclorometano – continua Ciocca - si chiude il cerchio attorno a questa oscura vicenda della quale ho inteso interessarmi fin da subito».

«Entro domani - annuncia il presidente - conosceremo anche la data dell’incontro sollecitato al ministro competente, Gian Luca Galletti: assieme al senatore Ruta - unico esponente parlamentare molisano che ha mostrato sensibilità in merito alla vicenda di inquinamento ambientale che, viste le risultanze delle analisi, ha coinvolto pesantemente l’area dell’ex pozzo petrolifero Santa Croce I in località Capoiaccio di Cercemaggiore - porteremo con forza all’attenzione del Ministero ,già interessato della questione fin dal dicembre 2013, l’urgenza di verificare sia le cause delle tracce anomale di radioattività γ (superiori fino a 10 volte il valore del fondo naturale rilevate in una porzione di territorio in prossimità delle vasche destinate alla decantazione delle acque di estrazione, per la successiva reiniezione nei pozzi stessi ), sia le motivazioni del superamento dei parametri benzene e diclorometano rilevati attraverso il prelievo di sedimento nell’area circostante il fosso vernile».

«Come è evidente – conclude l’esponente di Pazzo Moffa - risulta improcrastinabile definire l’indispensabile percorso di bonifica dell’area che, almeno fino ad oggi, risulta essere l’unico sito molisano dove, con la certezza e il rigore delle analisi scientifiche, è certificata la presenza di agenti fortemente inquinanti al momento ancora di origine ignota».

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