Messaggio del Presidente Niro per la Giornata Internazionale della Gioventù

“Può apparire scontato ricordare che i giovani rappresentano il futuro, ma a volte le cose più ovvie si trascurano o addirittura si dimenticano. Ogni civiltà che ha conosciuto questo pianeta, per progredire e svilupparsi ha investito, in vari modi e forme, sul proprio futuro. Investire sui giovani, liberarli dai cappi delle costrizioni economiche, dei disagi sociali, dalla mancanza di realizzazione significa, appunto, investire sul futuro dell’intera umanità, facendola realmente crescere sia civilmente che economicamente. Dunque questa la sfida che ancora una volta lancia al mondo la Giornata Internazionale della Gioventù”. Lo ha detto il Presidente del Consiglio Regionale, Vincenzo Niro, in occasione della Giornata Internazionale della Gioventù, voluta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che ricorre ogni anno il 12 agosto. “Basta leggere i tanti studi delle Nazioni Unite svolti sulle varie società, o, per maggiore attenzione al nostro contesto, l’ultimo rapporto Svimez sui giovani del meridione d’Italia –ha continuato il Presidente Niro-, per avere certezza che le problematiche che attanagliano questa parte così importante della popolazione sono molteplici, hanno cause socio-economiche differenti, pur tuttavia l’effetto concreto che generano è più o meno lo stesso: frenare i giovani rendendo difficile il loro inserimento nel contesto sociale e lavorativo. Frenare i giovani significa dunque frenare il futuro di tutti e di ciascuno. Non dare loro prospettive, significa non fornire un avvenire ad ogni piccola o grande realtà sociale del pianeta. E allora è necessario un nuovo orizzonte di intervento che ponga in essere politiche e azioni che rimuovano gli ostacoli economici, lavorativi, culturali e di genere per consentire ad ogni giovane del nostro Molise, come di ogni parte della terra, di capire che, come diceva Giovanni Paolo II, grande promotore della GMG, il “futuro inizia oggi, non domani”, e che quindi essi debbono avere la voglia, sentendone anche il dovere civile e morale verso il resto della società, di “prendere la loro vita e farne un capolavoro”.

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