Giornata della Memoria. Il Consiglio Regionale ricorda e onora i 27 bambini e la loro maestra che persero la vita nel crollo della Jovine

Si è tenuta in mattinata, presieduta dal Presidente Vincenzo Cotugno, la seduta commemorativa del Consiglio Regionale del Molise per le vittime del crollo della scuola Jovine di San Giuliano di Puglia avvenuta il 31 ottobre del 2002. Aprendo i lavori dell’Assise il Presidente Cotugno ha ricordato come la riunione odierna, tesa ad onorare il ricordo delle giovani vite spezzate dal crollo della scuola del piccolo centro del basso Molise, si inserisce nell’ambito delle iniziative previste per la Giornata della Memoria, istituita con apposita legge regionale nel 2003, per riflettere sui tragici eventi di quel triste e doloroso giorno di fine ottobre di tredici anni fa. “Una memoria –ha detto il Presidente del Consiglio regionale nel suo breve intervento- che deve diventare monito per ogni generazione di governo, affinché si investa sempre più in sicurezza soprattutto nelle scuole. Auspico che questa Giornata della Memoria possa essere saggiamente vissuta da tutte le istituzioni per approfondire e dibattere le tematiche della sicurezza, della prevenzione e della protezione civile ad ogni ad ogni livello, e principalmente per l’infanzia”.

E’ quindi intervenuto in rappresentanza dei componenti della Minoranza, il Consigliere Antonio Federico che, nel suo emozionato intervento, ha sottolineato come “quella di oggi è sta chiamata “Giornata della Memoria” ed io ho memoria di quel giorno. Ne ho memoria come tutti quanti noi e tutti i molisani. E ne avremo memoria per sempre finché continueremo a fermarci e ricordarla. Affinché possa tutta la nostra comunità continuare a mantenerla viva e forte, così tremenda e profondamente incisa nella nostra memoria, come lo è in quella dei familiari delle vittime, di chi è sopravvissuto ed è diventato nel frattempo uomo o donna. Di chi oggi ricorda come fosse ieri quel terribile momento. Quei pochi secondi che hanno cambiato per sempre la vita di un’intera comunità. Che ha tolto la vita a ventisette bambini ed alla loro maestra”. “Quella mattina di tredici anni fa –ha ricordato ancora il Consigliere Federico- ero studente anch’io. Frequentavo il primo anno di Ingegneria alla Facoltà di Agraria di Campobasso ed il boato sordo che scese lungo le scale dell’edificio durante la pausa delle lezioni fu tremendo. Come tremendi furono i minuti successivi, con i telefoni impazziti e l’impossibilità di riuscire a sentire i propri cari per sincerarsi della loro condizione. Ma quella mattina mi sono sentito protetto perché ero in un edificio pubblico, un’università, un luogo frequentato ogni giorno da centinaia di ragazzi che come me si preparavano ad affrontare la vita, con entusiasmo e sacrificio. Mi sono sentito protetto perché ero consapevole che una struttura di quel genere, di pubblica utilità e destinata ad accogliere studenti, doveva per forza essere il luogo più sicuro del mondo in quel momento. E così pensavo in quegli istanti di tutti gli altri studenti, universitari o della scuola dell’obbligo. Che erano stati sorpresi come me da una forte scossa di terremoto durante le lezioni. Ma così non era. A pochi chilometri da dove mi trovavo accadeva l’irreparabile. Una scuola si accartocciava su se stessa e dentro di se stringeva in una morsa sempre più stretta ventisette bambini e la loro maestra. “Questa cosa non doveva succedere, non poteva succedere” continuavo e continuo a ripetermi. Eppure è successa. Al di là delle responsabilità individuate. Oltre gli aiuti generosissimi che arrivarono da tutta Italia, tra volontari e donazioni. Oltre ai fondi che arrivarono per la gestione dell’emergenza e della ricostruzione, che ancora non termina”. “Oltre a questo momento di raccoglimento e di riflessione –ha concluso -, dobbiamo noi tutti come Istituzione, prima ancora che come cittadini, lavorare affinché tutto questo non accada più. Effettuare ricognizioni, programmare interventi, provvedere ad adeguamenti sismici laddove necessario. Trovare le risorse ed investirle nel migliore dei modi. Dare risposte certe e veloci alle nuove generazioni che oggi frequentano le scuole, di ogni ordine e grado. Far sentire tutti i cittadini “al sicuro” quando sono in un luogo pubblico e di aggregazione così importante come può essere una scuola. Lo dobbiamo a noi tutti, ai nostri figli e soprattutto lo dobbiamo a quei ventisette bambini ed alla loro maestra”.

Ha preso quindi la parola, in rappresentanza degli esponenti della Maggioranza, il Consigliere Carmelo Parpiglia che, con voce commossa, ha evidenziato come “quando si rievoca un evento tragico come quello del 2002 a San Giuliano di Puglia le emozioni prendono il sopravvento, e tornano a tremare le gambe quasi come in quel pomeriggio di tredici anni fa, quando tutti, a Campobasso, nel Molise, nel mondo, prendemmo coscienza del dramma immane che la scossa della mattina aveva causato. Un cortocircuito nel nostro equilibrio e uno squarcio nelle coscienze di tutti, perché quel giorno a San Giuliano di Puglia crollarono le certezze su cui si fondano i valori di una società civile degna di tale nome”. “Da quell’esperienza –ha aggiunto il Consigliere Parpiglia- , di fronte alla quale le parole di questi giorni risuonano quasi superflue, nell’impossibilità di raccontare un dolore che è indescrivibile, abbiamo tratto un insegnamento profondo che va ben al di là del ricordo e del dolore. Quel pomeriggio e la notte seguente le nostre esistenze si sono sintonizzate improvvisamente sulle frequenze del vero senso della vita. Perché quei bambini erano figli del Molise e avevano solo il desiderio di condividere con i loro compagni una giornata di sereno e proficuo apprendimento, per altro nel luogo che non è solo la culla del sapere ma che è pure, soprattutto, un sinonimo di sicurezza: la scuola. Quel giorno, insomma, è crollato tutto quanto ruota intorno al progresso dell’uomo e della civiltà. Il dovere di operare con i fatti per evitare che tragedie così devastanti possano ripetersi è la base sulla quale la nostra società non può ammettere crepe. Altrettanto può dirsi ricordando la vicenda della ricostruzione che ha accumulato negli anni un enorme ritardo. Servirà altro tempo per mettere un punto sulla questione e serviranno altresì volontà, concretezza e senso della misura. Bisognerà lavorare senza sosta nel ricordo delle vittime innocenti di quel giovedì maledetto. Abbiamo in mente l’esempio dei familiari dei bambini e della maestra Carmela Ciniglio, che, pur nell’impossibilità di dimenticare il trauma subìto, continuano a vivere il dolore con immensa dignità. A loro va il nostro sentimento di sincera vicinanza. Come cittadini e amministratori, siamo consapevoli che quanto è capitato loro poteva accadere a tutti noi. Il senso della vita è soprattutto questo: essere partecipi e condividere il dolore altrui. E’ così che si comporta una vera comunità. E’ così che il Molise può fare suo il monito che gli angeli di San Giuliano hanno scritto sul cemento del parco della memoria”. Chiudendo il suo intervento, Parpiglia ha voluto ricordare “anche chi, nelle ore successive alla tragedia era lì, tra le macerie della scuola Jovine. Il coraggio e la fatica immane di quegli uomini e donne sono esempi altrettanto limpidi di una società che, nel dolore, ha sempre la forza di prodigarsi in termini di risorse fisiche e morali, e di resistere quando accade qualcosa di ingiustificabile visto che parliamo di un dramma in cui la superficialità dell’uomo ha avuto un ruolo purtroppo decisivo”.

Il Presidente della Giunta regionale, Paolo Di Laura Frattura, nel suo accorato intervento ha voluto ricordare come “lo scorso gennaio, un convegno dedicato alla sicurezza degli edifici scolastici. Lì un ragazzo, giovane uomo prossimo alla laurea in geologia: Dino, bambino 13 anni fa sopravvissuto al crollo della Scuola Jovine di San Giuliano di Puglia. Dedicherà il suo impegno allo studio dei fenomeni sismici. Una laurea, la sua, di un peso specifico diverso. La storia di Dino, la sua scelta universitaria, di più: la sua scelta di vita, è una storia che ci coinvolge, una storia che insegna tanto a tutti noi. E’ il legame indissolubile con un’altra storia che non si cancella, una storia corale e drammatica, inesauribile per sofferenza e spesso per rabbia, cui Dino ha voluto dedicare quella possibilità di vita a lui confermata, ai suoi piccoli compagni di banco negata. Dino ha trasformato paura e ricordo in conoscenza, è un gesto che ci commuove e ci invita a riflettere”. “Oggi –ha continuato il Presidente Frattura - il Molise si ferma nella memoria di un dolore che anno dopo anno si rinnova senza trovare pace. Un dolore che è lì avvinghiato al ricordo del volto di 27 bambini e della loro maestra Carmela, un dolore che richiama tutti noi a doveri precisi. Primo tra tutti il dovere della sicurezza degli edifici scolastici, un tema che dall’immensa sofferenza vissuta a San Giuliano di Puglia è diventato centrale nell’agenda del Paese. Il nostro Molise ha dettato purtroppo l’urgenza nazionale. È stato l’urlo della sofferenza di San Giuliano, nel 2002, a richiamarci al dovere di garantire ai nostri bambini, ai nostri insegnanti, al personale che vive la scuola ogni giorno, spazi sicuri. Tanto si è fatto, ma tanto ancora resta da fare. Abbiamo imparato, anche negli anni successivi a San Giuliano purtroppo per le innumerevoli calamità naturali che hanno distrutto il nostro territorio e continuano a offenderlo, che la cura di esso è il primo passo da compiere per non avere più macerie attorno a noi. Siamo tutti chiamati a contribuire al cambiamento che inchioda ciascuno di noi a responsabilità ben precise e scandite nei nomi dei bambini da 13 anni pianti dai loro genitori ogni giorno. Da allora la Regione ha posto la massima attenzione alle infrastrutture scolastiche, destinando risorse per la messa in sicurezza, completamento e realizzazione di nuovi edifici a norma. Ogni cosa fatta perché sicuro diventi sinonimo di normale. Ogni cosa realizzata per dire mai più. Mai più anche per i piccoli sopravvissuti al crollo, mai più per chi con un grembiulino addosso ha retto ore e ore il peso di gravissime macerie. Mai più per tutte le famiglie dilaniate e straziate di San Giuliano, mai più per chi aveva tutta la vita davanti e all’improvviso non ce l’ha avuta più. Mai più per tutti loro, Luca, Morena, Valentina, Raffaele, Paolo, Antonella, Maria, Michela, Valentina, Martina, Giovanna, Maria, Luigi, Maria Celeste, Sergio, Antonio, Luigi, Gianni, Antonio, Gianmaria, Luca, Melissa, Lorenzo, Giovanna, Costanza, Domenico, Umberto, mai più per la maestra Carmela. Mai più per nessun altro”. “Questa giornata di lutto collettivo –ha detto infine il Presidente della Regione -è il Mai più che il Molise destina a tutte quelle lacrime senza consolazione”.

Al termine degli interventi il Presidente Vincenzo Cotugno a chiesto all’Aula di osservare un minuto di silenzio in segno di rispetto e onore per le vittime della Jovine.

a cura della Comunicazione Pubblica del Consiglio Regionale del Molise

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