Foto tratta da PietrabbondanteBlog

Il teatro si compone di due elementi: la càvea e l'edificio scenico, legati tra loro da due archi di pietra posti alle estremità dell'iposcenio. La càvea contiene 2500 spettatori. L'acustica è perfetta. Arrivando dalla strada principale, ci si imbatteva nell'alta facciata dell'edificio scenico lungo m. 37,30 e alto circa 7, con ai due lati gli ingressi a cielo aperto e alle estremità i magazzini. Coloro che entravano, superato il cancello, passavano sotto l'arco dell'iposcenio e prendevano posto sui sedili di pietra.

Una volta seduti avevano avevano di fronte il palcoscenico dominato dal prospetto dell'edificio scenico con tre porte che immettevano ai camerini degli attori. Le attuali emergenze a terra rappresentano la parte sottostante adibita probabilmente a magazzini. Infatti, sul muro frontale del palcoscenico, alto m 1,89, tutto di grandi blocchi squadrati e messi in opera a secco, si aprivano ben 5 porte fiancheggiate da semicolonne scalanate ioniche con cornici, come nel proscenico ellenistico di Epidauro. Il piano di calpestìo del palcoscenico era di tavole, largo m3,50, con fori sul lato posteriore per consentire la posa di aste di legno che al di sotto andavano a fissarsi in blocchi squadrati semincassati ( tuttora visibili ) e in alto si alzavano per reggere scenari mobili dipinti ( come nel proscenio di Priene, in Asia minore ).

Ogni sedile di pietra proviene da un solo blocco ed è un pezzo unico spalliera-piede, con il dorsale elegantemente sagomato e rigettato all'indietro; alle due estremità di ogni fila figurano braccioli a zampa di grifo in segno di riguardo alle autorità cui erano riservate le tre file: magistrati, sacerdoti, eccetera. Ai due lati dell'orchestra, i muri di sostegno del terrapieno ( analèmmata ) terminano con atlanti scolpiti nella pietra ( come nell'Odeon di Pompei, dove però il materiale è costituito da tufo tenero). Tutto il terrapieno è sorretto da un grande muro semicircolare a secco, detto poligonale per via dei blocchi lavorati senza taglio regolare dei contorni. Gli ingressi: due sul fronte; uno laterale, verso nord, per l'acceso della gente comune alla parte alta della càvea adattata con sedili smontabili, probabilmente in legno; l'altro sulla curva posteriore con piccola porta di collegamento col tempio. Il teatro insiste sul sito ove nel III secolo a.C. si trovava un tempio ionico porticato, distrutto da Annibale nel 217 a. C. Il tempio, di m 22 x 35, sorge alle spalle del tetro. Ciò che si vede oggi è solo il basamento ( podio ), sul quale si alzavano, nella parte anteriore, otto colonne sormontate da capitelli corinzi con epistilio ligneo rivestito di terrecotte decorate e, nella parte posteriore, tre celle ( cappelle ) pavimentate con finissimo mosaico bianco e dedicate a divinità diverse. Il tetto era costruito con cura: capriate, traverse, tavole, lamine di piombo, tegole ( provenienti da Venafro e ciascuna del peso di 52 chili ).

Celle e colonne avevano fondazioni proprie, per cui il possente muro perimetrale del podio fungeva da semplice rivestimento decorativo. Le tre are ( due sole ritrovate e prive delle cornici di coronamento ) allineate tra teatro e tempio erano dedicate ad altrettante divinità, una delle quali doveva essere Vittoria, nome inciso su una lastrina di bronzo venuta alla luce durante gli scavi. Le are erano sormontate da elaborate cornici decorate con motivi floreali e teste di ariete. I conci scuri sono in genere quelli originali, come i gradini scuri della scala incassata. Sul lato sinistro una scritta in lingua osca ricorda Stazio Claro, personaggio importante che fece costruire a sue spese metà del podio. Sul lato posteriore del tempio, nel muro di contenimento del terreno ( lato nord ), un simbolo fallico è scolpito su un blocco con funzione magica di protezione dalle sventure.

Ai lati del podio, i due porticati con resti di edifici adibiti a botteghe e servizi vari completano l'armonico complesso (testo tratto dal sito www.pietrabbondante.com)

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